Bew era come il paese delle meraviglie. Chi vi abitava era gente alla mano, sapienti artigiani, artisti, saltimbanco, zappaterra. Per una legge mai scritta vigeva l'uso del baratto, ma quasi tutti trovavano più gusto nel dare che nel ricevere. Pane e fichi per tutti. Gli artigiani passavano notti insonni per costruire con le proprie mani un cheripetto o un delongo, per abbellire con fantasia la propria vetrina al solo scopo di stupire chi distrattamente passava per il vicolo. I contadini ottenevano frutti dolci e succosi, le donne marmellate e tarmoglie prelibate. Pittori, scultori, cabovacciari e giardinieri abbellivano strade e piazze con le proprie opere. C'erano tante luci, sagre, feste, si andava a trovare l'amico, si accoglieva tutti, belli e brutti. E c'era una grande piazza, ad un passo da casa, e lì si discuteva, ci si confrontava conosceva aiutava... nascevano grandi amicizie, si facevano evaporare birre e barolo. Su tutto regnava la più completa libertà di pensiero, nessuno veniva discriminato per le proprie idee o azioni. I Bewiani erano anche dei gran burloni, ci si ingegnava per far scoppiare l'amico in una fragorosa risata, con scherzi e burle di ogni genere. La goliardia abitava qui, i circensi erano ammirati e benvenuti.

Chi puro di cuore giungeva a Bew, a volte per puro caso, rimaneva stupito, affascinato e divertito da tale moltitudine variopinta, e si sentiva subito a casa. Spesso decideva di prendere una capanna e magari un pezzetto di terra. Bastava passione e fantasia per rendere la capanna accogliente e per far sì che le proprie opere diventassero subito indispensabili per Bew.
Bew, per quanto grande e multiforme, rimaneva pur sempre un villaggio. Le popolazioni vicine sopravvivevano in città grigie ed anonime, devote al Dio Denaro, dove to be standardizzato era la norma. Erano vietati i pensieri. Chi era puro di cuore tentava la fuga a Bew. Chi era fuori dal coro tentava la fuga a Bew... ma per tutti gli altri l'invidia cresceva. Per i Corvotti, i dominatori della temibile contea di Imprenditoria, Bew era una ricca terra da sfruttare. Per l'oligarchia che comandava sulle città di Bakkettonia e Censoria, i bewiani erano gente strana e pericolosa, sregolata e scostumata, da sopprimere o regolamentare quanto prima secondo le leggi del non-pensiero e della non-inventiva.
Bew ora non c'è più. O almeno il paese delle meraviglie che avevo conosciuto io, un intero villaggio che mi aveva accolto e coccolato. Conquistato, dilaniato, o per meglio dire trasformato irreversibilmente, dai nemici. Asservito al potere, al servizio del Dio Denaro. Impoverito nella sua più grande dote, l'inventiva. C'è chi ha resistito contro tutti... ma poi, eroso e deriso... "ma chi me lo fa fare?", e c'è chi ormai è fuggito, ed ora viaggia esule con un sacco di idee strambe sulle spalle, si volta indietro e prova un po' di nostalgia, guarda avanti ma sa che un altro paese come Bew non esiste, e mai si ricostruirà.
Bew mi ricorda molto internet.
